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CHI SIAMO

La nostra esperienza risale al lontano 1968 quando a San Donato Milanese, dalla passione di Pietro Bruschi, nasce l’Azienda Agricola che, inizialmente aveva il suo nome, e che, da subito, iniziò il difficile lavoro di riconversione: da vecchia fattoria lombarda a moderna Azienda agricola florovivaistica.

Per la sua concezione dinamica e moderna, in un periodo in cui a vincere era ancora, soprattutto in questo campo, un’impostazione del lavoro di tipo contadino, l’azienda cominciò - a partire dagli anni ’70 - a gestire il verde urbano di città e realtà pubbliche.

 

Nel 1980 c’è l’incontro con la società tedesca Opitz-Optimal che da qualche anno in Europa proponeva una tecnologia di trapianti meccanizzati degli alberi, allora del tutto sconosciuta, e per certi versi impensabile.

Segue un periodo di corteggiamento in cui, superate le comprensibili iniziali cautele, Herr Opitz decide di dare a Floricoltura San Donato Milanese, in esclusiva per l’Italia, il know-how della sua tecnologia.

Grazie ad essa - in tempi ridottissimi - è possibile effettuare trapianti e spostamenti di alberi di grande dimensione. Abbattere alberi diventa una scelta obsoleta, antica, primitiva. Oggi gli alberi si possono trapiantare e spostare, garantendo loro lunga vita.

Da allora è stato per noi un susseguirsi di successi: dal primo intervento sul Viale De Gasperi a San Donato Milanese (trapiantiamo quasi 300 tigli per SNAM). Negli anni abbiamo operato per tante città: da Milano a Roma, da Genova a Napoli, a Padova, Forlì, Torino e molte altre ancora, su e giù per l'Italia.

 

Oggi siamo una realtà d’impresa che vanta quasi 50 anni di esperienza e successi. Siamo associati ASSOVERDE.

 

Guardiamo al futuro con la volontà di innovare per garantire sempre il meglio: nel rispetto della natura e del verde.  Al centro del nostro agire c’è sempre la soddisfazione del cliente e un contributo per la salvaguardia dell’ambiente e della natura.

 

CHI SIAMO SISTEMA QA&S MISSIONE STORIA
SISTEMA QUALITÀ, AMBIENTE, SALUTE & SICUREZZA

LA NOSTRA POLITICA PER LA QUALITÀ, L'AMBIENTE, LA SALUTE E LA SICUREZZA

Negli ultimi 15 anni grazie ad un importante lavoro di riorganizzazione societaria abbiamo raggiunto nuovi traguardi con le certificazioni di qualità.

 

L'azienda è impegnata ad assicurare le risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie al rispetto dei principi guida ispiratori del sistema integrato per la qualità, l'ambiente, la salute e la sicurezza.

 

Al fine mettere in pratica questi obiettivi Floricoltura San Donato opera nel rispetto delle esigenze delle Norme UNI EN ISO 9001:08, UNI EN ISO 14001:04 e OHSAS 18001:07 e delle leggi ed esercita ogni azione di verifica, correzione e prevenzione sulle prestazioni delle attività che hanno influenza su qualità, l'ambiente, la salute e la sicurezza.

La Direzione aziendale definisce gli obiettivi specifici e, attraverso degli indici, ne valuta l’andamento. Tali obiettivi, riassunti nel documento “Obiettivi Floricoltura San Donato”. Gli obiettivi sono monitorati in occasione delle riunioni dedicate al riesame del sistema integrato, verificandone l’attualità della politica in essere.

 

La responsabilità nella gestione della sistema integrato riguarda l’intera organizzazione aziendale: dalla Direzione sino ad ogni lavoratore, ciascuno secondo le proprie attribuzioni e competenze. La Direzione Generale, per delega a RSI, ne favorisce l’applicazione, lo sviluppo ed il miglioramento dell’efficacia  e si adopera affinché i contenuti siano: divulgati, compresi, condivisi ed applicati da tutta la struttura aziendale.

 

 

LA STORIA

IL VALORE DEL LAVORO

Tutto ha inizio da Pietro Bruschi che alla fine degli anni sessanta rileva un'azienda agricola a San Donato Milanese. Da quell'azienda nascerà nel tempo la nostra esperienza. Prende così vita la nostra concezione di impresa, che Pietro paragonerà sempre alla famiglia.

 

Nascerà la voglia di provare a trovare sempre una soluzione cercando di non mettere nessuno da parte. Negli anni ci sono state tante battaglie, perse e vinte, tante intuizioni, vincenti e non.

 

Tanti incontri,  primo fra tutti nei primi anni ottanta quello con la tecnologia OPITZ.

 

 

 

 

 

QUANDO I MONDI S’INCONTRANO

C’erano una volta… un bavarese, Dieter Opitz e un lombardo, Pietro Bruschi che parlando nei loro dialetti non si sa come troveranno quell'intesa operativa e produttiva che, ancora oggi, ci guida e ci ispira.

 

Non sappiamo come fu veramente quel primo incontro. Possiamo solo immaginare la fatica dell’interprete per far ragionare quei due uomini, tanto simili, ma anche tanto diversi. Ma le storie delle imprese sono come le storie d'amore: belle da vivere, ma spesso noiose da raccontare.

 

Pietro Bruschi bruciava di passione come tutti quegli imprenditori che vedono il lavoro prima del profitto e che sanno che è il Lavoro, quello con la elle maiuscola, il primo valore di una impresa.

Pietro Bruschi, il fondatore

Pietro Bruschi nasce a Mulazzano (LO) nel 1932, terzo di cinque fratelli da una famiglia agiata, ma non ricca. Suo padre lo spinge fin da bambino a fare tante cose convinto che la bottega abbia dignità e valore pari della accademia.

La sua è l'esempio perfetto della famiglia lombarda di quegli anni; anni in cui c'è da ricostruire un paese e per farlo ci si deve rimboccare le maniche e dare il giusto valore al proprio operato.

 

Pietro così s’incammina in un particolare tragitto di formazione che lo porta a fare l'aiuto chef al ristorante “Giannino” di Milano, ad aprire poi una serie di macellerie e ad osservare come i propri fratelli imparino il mestiere di imprenditore edile quando l'avere la casa era uno dei bisogni primari dell'Italia.

 

Ogni volta che ha imparato qualche cosa il padre e la famiglia lo spingono a cercare altro partendo sempre dal basso perché è accudendo i cavalli che si diventa generali. Era di una passione contagiosa che sapeva infiammare anche l'ultimo operaio delle squadre e che non poteva lasciare indifferenti. Certo ci sono stati e ci furono errori, ma solo chi opera falla.

 

La vita ha richiamato Pietro in un giorno di marzo dell'anno 2009, noi da allora ci sentiamo un po' più soli, ma continuiamo a provare a far vivere la sua intuizione.

 

 

 

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